Astrazioni evocative

Trovo veramente incomprensibile quando in arte si ricerca una riconoscibilità nelle forme: una casa... un fiore,,, un cavaliere... Ogni FORMA tramite un CODICE deve SIGNIFICARE (o RAPPRESENTARE) forme reali, fisiche... Invece, credo, che l'Arte visiva (e visionaria) debba mirare all'evocazione di pulsioni fondamentali, primarie e primordiali per raggiungere il nostro "io" più profondo e ancestrale e da questo arcaismo far emergere il nostro essere evoluto e contemporaneo. Ecco, #DaniaGentili con queste due opere che mi ha inviato ha colto nel segno! Intitolate entrambe "fini", finito in francese, ha invece rappresentato l'infinito forse pensando al suo corregionale nato a Recanati...



L'Infinito Sempre caro mi fu quest'ermo colle, E questa siepe, che da tanta parte Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo; ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l'eterno, E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s'annega il pensier mio: E il naufragar m'è dolce in questo mare.
Giacomo Leopardi
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© 2018 di Claudio Romeo. Orgogliosamente creato per DodoDada / Arte Postale